Il progetto nasce nel 2011, quando, di fronte a uomini avvolti in pelli animali e celati da maschere arcaiche, intenti a rievocare antichi rituali, ho avvertito con forza il richiamo del viaggio. Un impulso quasi necessario: mettermi in cammino nel cuore della Barbagia e dei suoi paesi, per cercare quelle figure misteriose e potenti, custodi di un patrimonio simbolico che resiste al tempo.
Ogni maschera racchiude una storia distinta, rivela un carattere, un tratto unico, un’identità precisa. Eppure, al di là delle differenze, tutte sembrano affondare le radici in una memoria comune: quella dei riti pagani legati alla caccia e alla coltivazione, alla sopravvivenza e al ciclo vitale della terra. Nelle piazze e nei vicoli dei paesi, le maschere mettono in scena azioni cariche di tensione e significato: animali inseguiti, catturati, simbolicamente sacrificati. A questo momento segue la resurrezione, gesto arcaico e propiziatorio che invoca fertilità, promette abbondanza nei raccolti e successo nella caccia, rinnovando il patto ancestrale tra l’uomo e la natura.
Con il passare del tempo, il progetto si è arricchito di volti, di storie condivise, di incontri inattesi. È diventato un percorso umano prima ancora che fotografico, un’indagine sul senso profondo del rito e sulla sua sopravvivenza nel presente. Questo cammino ha trovato espressione anche in diverse esposizioni, ospitate in Veneto, a Nuoro e a Cagliari, segnando tappe fondamentali di una ricerca in continua evoluzione.
Oggi, giunto a una fase di piena maturità, il progetto si prepara a compiersi definitivamente, trasformandosi in una mostra fotografica.












































